L’Associazione

Il Centro Paul Lemoine fondato a Palermo dal Dott. Antonio Caruselli nel luglio 1999 e legalmente costituito il 14/10/1999, rappresenta l’ultima fase organizzativa della presenza dello psicodramma freudiano a Palermo, e fa riferimento alla S.E.P.T. (Societé d’Etudes du Psychodrame Pratique et Théorique), la quale è nata in Francia nel 1963 ed è stata istituita da analisti freudiani della scuola di Lacan che si dedicarono allo psicodramma. Il Presidente della S.E.P.T. fu, per parecchi anni, Paul Lemoine che, con la collaborazione di Gennie Lemoine, ha contribuito a delineare le esigenze teoriche che hanno guidato la pratica di questa forma di psicoterapia.
 Tra le altre attività, il Centro Paul Lemoine si propone:

  • di promuovere la ricerca, l’elaborazione e lo sviluppo dello psicodramma analitico della S.E.P.T (Societé d’études du Psichodrame Pratique et Théorique - Paris);
  • di curare la formazione teorica e pratica degli operatori che espletano la loro attività nel campo del sociale e di cui possono avvalersi compiutamente le istituzioni pubbliche e private nazionali e comunitarie;
  • di prestare attività di consulenza e/o effettuare convenzioni per interventi nel settore dell’impiego pubblico e/o privato, sotto diverse forme di rapporto giuridico;
  • l’istituzione e l’attivazione di corsi di specializzazione in psicoterapia di durata almeno quadriennale;
  • di promuovere la diffusione nella cultura italiana dell’opera di Paul Lemoine;
  • di organizzare congressi, conferenze, seminari, mostre, incontri e qualsiasi altra manifestazione che abbia lo scopo di diffondere lo studio e l’insegnamento dello psicodramma freudiano.

Dal 2001 è sede della Scuola di Specializzazione post laurea in Psicoterapia ad indirizzo in Psicodramma Freudiano (Autorizzata con Decreto Ministero MURST del 23.07.2001 GURI n.239 del 13.10.2001).

LO PSICODRAMMA FREUDIANO

Di cosa parliamo quando parliamo di un gruppo di psicodramma freudiano?
Si tratta di un piccolo gruppo, composto da un certo numero di partecipanti, e tenuto da due operatori con formazione analitica, che si alternano in due funzioni: il primo, nel ruolo di conduttore, anima il gruppo, guida la discussione, sceglie un tema da mettere in scena; il secondo, nel ruolo di osservatore, fa una lettura finale di ciò che ha visto e ascoltato ed elabora delle conclusioni.
C’è una sola regola: si parla e poi si mette in scena un problema, ma nella rappresentazione si fa sempre finta, si usa solo la parola e il gesto, non si fa per davvero come nella vita di tutti i giorni, non ci si tocca, non ci si colpisce, non ci si accarezza.
Il gruppo è uno spazio immaginario e tale deve rimanere.
Su invito del conduttore colui che espone un problema viene chiamato a mettere in scena la situazione di cui si parla. Il protagonista sceglierà tra i membri del gruppo gli altri attori necessari alla rappresentazione.
Finito il gioco, si commenta ciò che è successo, quello che si è visto e che si è provato. Tutti possono parlare, sia chi ha giocato, sia chi ha assistito.
Ecco allora in cosa il gruppo di psicodramma si differenzia dagli altri. Se fosse sufficiente stare insieme e parlare per stare meglio, il nostro compito finirebbe qui. Ma crediamo che il nostro gruppo si differenzi soprattutto perché nel dire del gruppo e di ognuno viene introdotto il “gioco psicodrammatico”.
Ciò fa si che si possa rintracciare un primo tempo in cui viene costruito un discorso comune, cioè ciascuno ritrova nelle parole dell’altro qualcosa del proprio vissuto e un secondo tempo in cui abbiamo come obiettivo il discorso particolare di ognuno, nel senso che attraverso il gioco, ciascuno ha la possibilità di cogliere soggettivamente, quanto sia implicato nei racconti che produce.