È una pratica terapeutica individuale in una dimensione gruppale. Questa particolarità fa si che lo “Psicodramma freudiano” non sia una “psicoterapia di gruppo”, bensì una “psicoterapia individuale in gruppo”.
Si comprende subito la portata di questa invenzione e la sua utilizzabilità in ogni ambito della clinica, poiché unisce la fondamentale funzione della pratica psicoterapica di orientamento freudiano, con l’efficacia degli effetti prodotti dalla condizione gruppale.
Non meno importante è la sua utilità che per la formazione degli psicoterapeuti, i quali acquisiscono, con questo percorso, competenze tanto per il lavoro individuale che di gruppo.
Dallo psicodramma moreniano a quello freudiano
Concepito a Vienna intorno agli anni ’20, ad opera di Jacob Levy Moreno, lo psicodramma ha la sua origine nel cosiddetto “Teatro della spontaneità”.
Nel 1923 Moreno aveva proposto ad una giovane attrice, Barbara, solita a recitare sulla scena parti di donna angelica, ma che a casa, con il marito, manifestava note caratteriali opposte, di recitare sulla scena ruoli di soggetto asociale. Dalla osservazione di come il cambiamento di ruolo fu sufficiente a produrre una Barbara pacificata, decretò la nascita dello psicodramma. Moreno aveva compreso come lo psicodramma potesse servire a facilitare modificazioni significative della modalità di rapportarsi del soggetto con se stesso e con il suo altro.
Si racconta che nel 1912 Moreno abbia incontrato Freud a Vienna (ma forse non si sono incontrati mai, vista anche la discrasia delle date) e di avergli detto: “Io inizio dove lei finisce. Lei mette le persone in una situazione artificiale nel suo studio; io le incontro nella loro casa e nell’ambiente naturale. Lei analizza i loro sogni, io cerco di dare loro il coraggio di sognare ancora”. Non sappiamo se Freud abbia risposto, o come avrebbe potuto rispondere; tuttavia possiamo immaginare lo Psicodramma freudiano come una possibile di queste. Ne rappresenta una possibile risposta, sia sul versante dei punti in comune che al livello delle differenze che vi installa.
Lo Psicodramma Freudiano è infatti un dispositivo di cura che nella sua formulazione attuale si differenzia notevolmente dallo Psicodramma diffuso da J. Moreno perché la sua anima non è sociologica ma psicoanalitica, in quanto implica la psicoanalisi. È questo che lo rende un potente strumento di intervento, capace di un’efficace azione psicoterapeutica individuale nella operatività del contesto gruppale.
Le innovazioni dei Lemoine
Tra le variazioni che i Lemoine hanno introdotto sulla tecnica moreniana, vi è la introduzione di un osservatore, il cui compito è di fare una ripresa di quanto viene detto e giocato e di restituirla alla fine della seduta stessa, svolgendo così una funzione di garanzia, sia per il gruppo che per il conduttore stesso.
Nel ruolo di colui che anima vi è il conduttore. Il suo compito è quello di cogliere la disponibilità, in qualcuno dei partecipanti, a riproporre qualcosa della sua vita e a metterlo in scena o, come si dice in ambito psicodrammatico, a “giocarla”.
Con la loro invenzione i due psicoanalisti hanno “messo in analisi” il gruppo di psicodramma moreniano, mentre sdoppiando la figura dell’analista, mettendo al lavoro due figure distinte e complementari: il conduttore-animatore e l’osservatore, nulla hanno tolto alla operatività del transfert.
Una psicoterapia “in gruppo”, non “di gruppo”
Lo psicodramma freudiano fa un uso molto particolare del gruppo. Presuppone il gruppo, tuttavia non è una terapia “di gruppo”, ma “in gruppo”. Questo vuol dire che ognuno entra nel gruppo con una propria domanda, differente da quella di tutti gli altri componenti e che non sarà il gruppo a fornirgli risposte che invece verrà aiutato a trovare in se stesso.
Il gruppo è aperto e questo permette a ciascuno di vivere la sua dimensione temporale soggettiva, per questo ognuno entra ed esce dal gruppo in un momento diverso da quello degli altri. Si utilizza il gruppo ma se ne sospendono gli effetti, anche se lo psicodramma ha bisogno del gruppo per funzionare. Questo poiché è la presenza reale degli altri fa circolare le parole (i significanti), e permette le identificazioni, il transfert con i partecipanti e la messa in atto del gioco.
L’ uso dello psicodramma freudiano
Mezzo secolo di pratica fa dire, con buona sicurezza, che non esistono particolari limitazioni nella utilizzazione del dispositivo dello Psicodramma freudiano. Sperimentato negli ambiti più diversi, ha sempre dimostrato potenza evocativa e capacità di introdurre il soggetto ad un rapporto nuovo con gli effetti del suo inconscio nella sua vita.
La solida esperienza dei colleghi che se ne servono con soggetti affetti da dipendenze e da tutto il corredo “sintomi contemporanei”, così come con gli adolescenti ed i bambini, con chi ha diagnosi di psicosi non meno che nella clinica della nevrosi, ci fa dire con certezza che si tratta di un dispositivo di cura sempre efficace e potente.
Il gioco
Elemento peculiare dello psicodramma freudiano è il gioco e più specificamente il gioco di rappresentazione.
Premesso che in psicodramma esistono differenti tipi di gioco, dei quali ricordiamo: la paidia ed il ludus, nello psicodramma dei Lemoine è soprattutto la mimicry (imitazione e metamorfosi) ad apparire maggiormente più operativa.
Attualità dello Psicodramma freudiano
Nulla di nuovo se diciamo che l’essere umano è un essere sociale. Lo stesso possiamo dire sostenendo l’affermazione che ciascuno di noi è definibile, e si definisce, grazie a quanto gli ritorna come riconoscimento dal suo Altro.
Aggiungiamo ancora che quella dimensione fondamentale dell’essere che definiamo, con le parole di Freud, “inconscia”, è riconducibile – se non riducibile, come ci ha insegnato Lacan – al “discorso dell’Altro”, cioè alla nostra storia sociale. Nella società contemporanea, definita “dell’Altro che non esiste” e “senza inconscio”, lo Psicodramma freudiano appare come il “dispositivo” meglio capace di attivare la riappropriazione di questa fondamentale ed ineludibile dimensione dell’essere, in una ottimale combinazione di individuale e sociale.
Lo psicodramma freudiano è lo strumento più idoneo a favorire l’incontro tra il soggetto ed il suo inconscio, poiché configura un “luogo” (quello gruppale) in cui l’Altro è operativo, in quanto presente, con la sua storia, a testimoniarne gli effetti. Un Altro però che non si incontra in quanto reale, bensì nella sua dimensione immaginaria e simbolica.
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